Last reviews by Film(amo) Lovers

Lovely, Dark, and Deep

Esordio alla regia per Theresa Sutherland che mostra una buona estetica nella messa in scena dirigendo un film sul senso di colpa tramite il personaggio di Lennon, una ranger, che ha perso la sorellina quando erano entrambe piccole e dedica la sua vita, il suo lavoro nell'intento di ritrovarla.Sutherland utilizza molto gli ambiente esterni, i parchi nazionali dove di fatto è li che la sorellina di Lennon è scomparsa e, come si vedrà nel film, non sarà l'unica.Il film è incentrato nel mistero di queste scomparse, anche il ranger che ad inizio film lascia il suo lavoro per andarsene fa capire subito che dietro tutto ciò ci sia qualcosa.La regia riesce a donare una buona atmosfere, le inquadrature sono ben costruite, la messa in scena è curata, sono molto buone e d'effetto le scene della foresta inquadrata di notte.A livello visivo Sutherland mostre guizzi interessanti, come l'iniziale capovolgersi della terra con il cielo, a richiamare l'ormai celebre movimento di macchina di Midsommar, in questo caso si vedranno proprio gli alberi sostituirsi al cielo con questi che svettano. Sugli alberi ci sarà un lavoro molto insistito da parte della regista con inquadrature ricorrenti. Notevoli anche alcuni tagli di luce utilizzati proprio sulla foresta che donano atmosfera.Sul concetto di inversione cielo e terra, durante il film Lennon avrà molti flash del passato con la sorella e sentirà spesso la frase “correre come gli uccelli” che di fatto suona come un ossimoro, questo indizio fa intuire già alcuni aspetti, la natura sovrannaturale del tutto e come l'elemento del cielo, dell'alto, ripensando anche proprio alle molteplici inquadrature degli alberi che si protraggono quasi ad allungarsi, sono centrali nel film.Man mano che il film prosegue la protagonista inizierà ad incontrare persone disperse che però si comportano in modo strano, un mix tra grottesco e inquietante,

Deep in the woods - In fondo al bosco

Slasher/giallo francese con note queer che omaggia moltissimo il cinema di genere italiano, Bava e Argento su tutti.Il punto di maggiore forza del film è proprio la messa in scena, la regia di Deplanque riesce a creare atmosfere grazie a inquadrature che regalano buona atmosfera e agli rimandi al cinema giallo-horror italiano.L'inizio del film è ottimo, la macchina da presa avanza, fungendo da soggettiva, la porta si apre e la stanza in rosso ha il suo bel colpo d'occhio, si crea atmosfera tramite il pupazzo di cappuccetto rosso, il pupazzo richiama molto Argento, successivamente arriva il primo omicidio gestito come fosse un giallo-horror anni '70.Gli omicidi del film hanno la giusta struttura e atmosfera, molto bello quello con ambientazione e fotografia totalmente in bianco con la maschera del lupo cattivo, sempre a richiamare la fiaba di cappuccetto rosso, così come lo stesso è ben eseguito l'omicidio sopra la scale con il montaggio a scandire bene il colpo, la freccia, l'arrivo del killer.Il film utilizza le dinamiche dello slasher, dunque un gruppo di ragazzi, in questo caso una compagnia teatrale, si trovano nella villa del signor Axel per riproporre lo spettacolo di cappuccetto rosso per il compleanno di Nicolas, il nipote dello stesso Axel.Inutile dire che molti dei ragazzi e degli astanti sulla villa saranno carne da macello, Deplanque gioca con i toni di mistero dato che il killer rivelerà il suo volto solo alla fine, mixando dunque le dinamiche sia dello slasher che del giallo-horror.Non solo gli omicidi, la regia crea atmosfera anche tramite singole inquadrature, notevoli quelle della casa di notte ma anche le stanze della villa, la sequenza della rappresentazione teatrale funziona bene, intervallata con Nicolas che stringe le mani, creando dunque mistero sulla sua figura e con il montaggio che spazia tra i personaggi andando anche su
Rael70
DirectionScreenplaySpecial effectsActing

Un pregevole King d'annata

Quanti libri ha scritto Stephen King e quanti sono stati trasposti cinematograficamente o televisivamente?Una bella domanda che presuppone un'altrettanta profonda memoria perché di prodotti filmici relativi allo scrittore americano ne sono stati realizzati davvero tanti ma spesso di discutibile qualità. Ci sono stati lavori di altissimo livello come “Le ali della Libertà” o “Il Miglio Verde” o “L'ultima eclissi” ma, guarda caso, non appartengono all'universo Horror. Ci sono stati lavori di buon livello come “I Langolieri” (film tv rovinato solamente dagli SFX ma di indiscutibile livello qualitativo) o come “Il gioco di Gerald" o il vecchio “Grano rosso sangue” o “The Myst” o “Carrie” o “Christine la macchina infernale” ma si tratta di prodotti buoni ma non eccelsi. Abbiamo anche un fuoriclasse come “Shining” ma non si può valutare correttamente dato che Kubrick si prese talmente tante licenze dal racconto originale che lo stesso King non ha mai riconosciuto il film come una fedele trasposizione del suo scritto. A seguire ci sono film che, a mio parere, del tutto immeritatamente, hanno avuto successo come “Misery non deve morire”: se quella è una trasposizione fedele allora non si è letto il romanzo, senza se e senza ma. Punto.Dove il film finisce la tensione del racconto inizia… Poi abbiamo “1408”, un racconto di King facente parte della raccolta “Tutto è fatidico” del 2002 che diviene, nel 2007, un film diretto dallo svedese Mikael Hafstrom con protagonista assoluto John Cusak e la partecipazione di Samuel L. Jackson. “1408” è puro King fino al midollo e sebbene il regista faccia delle piccole modifiche al racconto originale, il senso di quest'ultimo acquista ancor più valore piuttosto che perderne. L'interpretazione di Cusak è di alto spessore e difficilmente nelle trasposizioni Kinghiane si sono viste interpretazioni maschili di questo livello (Nicholson, come ho detto, è fuorigioco). La

Troppo stoicismo?

Probabilmente avrò un cuore di pietra, o sarò un dannato insensibile, ma lo dico fin da subito, non ho trovato questo Past lives così miracoloso come sembravano preannunciare alcune recensioni internazionali e la nomination all'Oscar come miglior film. La Song, come regista, ci prova: pedina la sua protagonista con carrellate che sembrano accompagnarla nella sua crescita personale; gioca con lo spetttatore in un incipit curioso e accattivante eppure... Eppure il film finisce nel perdersi in una pubblicità della Grande mela, con scorci degni di un video turistico promozionale che nulla aggiunge alla storia, che gia nel finale dello spezzone coreano si era abbandonata ad una scena sconcertanteme didascalica. Solo la parte finale, dopo più di un'ora di banalità al suono di musica fastiosamente new age, trova una ragione di esistere e si assiste a un qualcosa di interessante. Il film funziona solo quando sono tutti e tre i protagonisti sono in scena. Il triangolo evidente funziona proprio perché inesistente e solo immaginato. Questo purtroppo è poco, troppo poco soprattutto se legato ad una visione così sacrifica della protagonista. Una delusione per quello che doveva essere un gioiellino. Purtroppo troppo di già visto, protagonisti troppo squadrati e problematiche interessanti poco approfondite (come l'emigrazione, o la vita degli artisti). Peccato.
Valentina
Soundtrack

Madame Web

Per la serie “ci abbiamo provato” ma anche “siamo recidivi e ci piace così". Un disastro praticamente annunciato quello di Madame Web, di cui leggevo critiche disastrose anche in pre uscita, una cosa mai vista e sentita, per quanto mi riguarda. Purtroppo però, mi trovo costretta a dare ragione a questi critici/veggenti, come se avessero ereditato lo stesso potere della supereroina protagonista, Cassandra Webb. Ma la premonizione, ovviamente non c'entra nulla, si chiama essere prevenuti e stavolta non posso dar torto, considerato il disastro che è stato Morbius e prima di lui, il secondo capitolo di Venom: La furia di Carnage, che hanno fatto capire a noi spettatori e anche agli addetti ai lavori, quanto il connubio Marvel/Sony sia disastroso. In questi film si nota l'incredibile svogliatezza e mancanza di qualità, a cominciare dal pezzo forte di queste pellicole, che sono gli effetti speciali: neanche negli anni 90 si vedeva tanta mediocrità pur avendo mezzi qualitativamente non paragonabili a quelli che abbiamo oggi. Io mi chiedo come si possa presentare al mondo un prodotto così privo di accortezze. Il secondo punto debolissimo, per chi come me segue anche i dietro le quinte del mondo del cinema è Dakota Johnson. Preciso che non è un'attrice che amo particolarmente, ma non riesce a farmi storcere il naso del tutto, c'è della simpatia, nonostante tutto. Premesso questo, non pretendo che un attore che si approccia ai film che interpreta e che hanno un bagaglio culturale X alle spalle, debbano sapere TUTTO di ciò che stanno portando sullo schermo, ma mentire è anche troppo. Dichiarare di adorare i film Marvel, di averli visti e poi rimanere di sasso quando le domande si appofondiscono al punto di non sapere nemmeno che tu non stai interpretando l'unica eroina dell'Universo Marvel e che hai solo visto film

La zona d'interesse

The Zone of Interest tratta l'olocausto non cercando l'empatia ne mostrando direttamente l'orrore; la vicenda si concentra nella famiglia nazista Hoss che ive alle soglie del campo di concentramento Auschwitz, un muro separa la tenuta degli Hoss mostrata come perfetta, con ampio giardino, tutto preciso e curato da praticamente l'inferno.Glazer già da subito da forza al film, il titolo in bianco su sfondo nero appare sfocato, questa sfocatura che si protrae verso l'alto anticipa i fumi, quindi gli orrori, che provengono dal campo; anche la prolungata inquadratura in nero suggerisce l'ingresso verso l'oscurità, verso l'incubo.La regia è molto elegante, la costruzione delle inquadratura è perfetta, di fatto c'è proprio una ricerca meticolosa nel mostrate la tenuta degli Hoss perfetta, si da sempre molto spazio all'ambiente, al giardino, ai fiori.La profondità di campo è notevole e ciò da molta espressione alle inquadrature, anche le coreografie dunque dei personaggi che si muovono in scena sono curatissime.La scelta di dare un forte spazio all'ambiente oltre ad enfatizzare gli scenari, le bellezza di questi da anche una sensazione di estraneità e di isolamento specialmente per Rudolf, l'ufficiale che lavora al campo di Auschwitz.Il terrore e l'inquietudine sono dati proprio dai dettagli, il fumo nero che esce dalla ciminiera del campo, i treni che passano sullo sfondo, Glazer non mostra direttamente l'orrore ma questi dettagli parlano chiarissimo e perciò risultano ancora più incisivi e terrificanti.Questo anche perchè contrasta con lo stile, con la bellezza delle inquadrature, le scene mostrate da Glazer sono una gioia per gli occhi ma al tempo stesso hanno un significato atroce.Il discorso incentrato da Glazer funziona anche perchè la famiglia è mostrata nei loro atti quotidiani, il cane che segue di continuo Hedwig, la moglie di di Rudolf, sempre quest'ultima che prova il vestito, insomma atti di quotidianità.La famiglia ha anche

Bullismo esasperato, ma l'orrore è moderato

Interessante horror ispanico che tratta il tema del bullismo senza però spingere il piede sull'acceleratore. La regista Carlota Pereda sviluppa l'omonimo cortometraggio in una pellicola che tende a volte a indugiare troppo. Alcune scene sembrano riempitive, e non arriva quella convincente svolta slasher utile a dare un'impronta più incisiva, a questa storia di prevaricazione atroce e cattiva. Ed è un peccato, poiché lo spunto iniziale, notevole al punto giusto, si sarebbe potuto trasformare in qualcosa di veramente tosto, con un'adeguata sceneggiatura. Di tutta la trama, la cosa che terrorizza di più è indubbiamente la perfidia di alcune ragazze nei confronti di una compagna obesa. L'empatia al giorno d'oggi è qualcosa che va fin troppo spesso in vacanza, per essere sostituita da malvagia arroganza.I fatti si svolgono in un piccolo paesino della campagna spagnola. Sara è in sovrappeso, ed è vessata dalle amiche, additata senza pietà come un maiale. Quel soprannome (Cerdita/Piggy), fa male, ma lei sopporta in silenzio. Un giorno come tanti, si reca in piscina, e nota uno sconosciuto, e tra i due sembra crearsi una specie di chimica. L'arrivo delle compagne e le angherie che le infliggono dinanzi a lui, sfottendo con tracotanza, scatenano una scintilla, in qualcuno che in realtà è uno psicopatico pronto a far mattanza. L'uomo ha già ucciso, e forse lui stesso è stato vittima in passato di simili episodi, tanto da prendere a cuore quella ragazza grassa e maltrattata, decidendo di rapire le bulle per prepararsi a una resa dei conti spietata.Molto toccante il momento in cui Sara lo incontra lungo il tragitto per tornare a casa, e capisce cosa ha fatto. Il legame sembra rinsaldarsi, e lo lascia andare via senza denunciarlo alla polizia. Ci saranno altri punti d'incontro, sino all'epilogo finale, in cui, nonostante qualche buona scena splatter, la furia tanto

Under the Skin

Under the Skin è un film che parla di umanità, di coscienza, un'indagine su cosa ci sia “sotto la pelle” dell'uomo.Scarlett Johansson interpreta un alieno con fattezze di donna che interagendo con le persone le porterà nella stanza oscura dove le vittime saranno “svuotate” rimanendo con solo pelle. Il viaggio dell'alieno sarà antropologico, empatia e solitudine saranno sentimenti e emozioni presenti nel film così come le varie azioni e reazioni degli uomini che entrano in contatto con l'alieno.La prima sequenza è già magnifica, il puntino di luce interstellare che progressivamente si fa sempre più splendente con la sequenza che culmina con l'inquadratura dell'occhio.L'alieno interpretato dalla Johansson, per quanto si vede, sembra andare a sostituire un altro alieno sempre con fattezze di donna che nel momento del “cambio” vedremo anche piangere, dunque probabilmente anche il precedente alieno aveva provato empatia e sentimento verso l'umanità.Da subito è da menzionare la fantastica inquadratura del palazzo che svetta in uno scenario innevato ma con connotazioni quasi dark e le luci interstellari nel cielo.E' molto interessante vedere l'alieno all'interno del centro commerciale quando va a scegliersi i vestiti, qui Glazer mostra come l'alieno osservi le persone, dunque la cura estetica, il make up, il truccarsi la pelle, il farsi belli, dunque una ricerca di esteriorità.Glazer tramite le inquadrature sembra comunicare “distanza”, l'alieno osserva si se le persone nel loro quotidiano ma inizialmente senza empatia, sembra tutto piuttosto freddo e distaccato.Perciò si segue la Johansson che dalla sua macchina osserva l'umanità, interagendo con le persone agendo di fatto da carnefice, le sequenze all'interno della stanza scura sono bellissime, chiaramente il nero è predominante, l'atmosfera è ansiogena e funziona benissimo vedere gli uomini che seguono la Johansson con chiari intenti sessuali e mentre l'alieno avanza pian piano le vittime sprofondano risucchiate in un oblio dove rimarranno solo

Past Lives

Past livesL’incontro tra Nora Moon ed il suo amore d’infanzia Hae Sung. Nora Moon (Greta Lee) vive a Manhattan insieme al marito Arthur (John Magaro); nella città è di passaggio anche Hae Sung (Teo Yoo), il primo amore di quando Nora era bambina e viveva ancora in Corea e con il quale il rapporto si è sviluppato, in forme diverse, nel corso degli ultimi 24 anni.Past lives ruota interamente intorno al concetto di “In-yun”, letteralmente “destino”, il termine, che come si dice scherzosamente nel film serve per rimorchiare, in realtà sta ad indicare il legame che unisce due persone nel corso delle loro molteplici vite.Ad esempio perché qualcuno diventi nostro marito o nostra moglie ci vogliono 8mila strati di In-yun, ma siamo connessi, anche se in altro modo, anche con le persone che incrociamo per strada se i nostri vestiti si sfiorano.Partendo da questo presupposto l’esordio di Celine Song, che prende spunto dalla biografia della sua autrice, vorrebbe essere una riflessione profonda e romantica proprio sui casi della vita, su cosa ci connette con le persone che ne fanno parte, quale sia la natura del nostro rapporto con esse e soprattutto come si sarebbe sviluppata la nostra esistenza se avesse preso strade diverse ammesso che queste fossero possibili.Peccato che tutto ciò resti sulla carta.Past lives è un film imbarazzante.Non c’è una singola idea di regia che sia una, se non una piattezza televisiva degna di un film pomeridiano di quelli trasmessi da Tv8.Tutto viene ripreso con una fotografia uniforme che non dona mai personalità o profondità ai luoghi, la Corea o New York sono la stessa cosa, non c’è nulla che le connoti se non una serie di sequenze da cartolina della Grande Mela con tanto di Statua della Libertà sullo sfondo in un repertorio di banalità da ufficio del

Sexy beast - L'ultimo colpo della bestia

Sexy Beast inizia mostrando Gal, ex sicario ritiratosi, che in una sequenza prolungata si gode l'essere disteso al sole e Glazer insistendo molto sul momento, sui pensieri di Gal riesce a far trapelare nettamente la sensazione di godimento e pacatezza. Gal vive con sua moglie Deedee in una villa con piscina ma l'idillio viene spezzato quando un masso cade proprio nella piscina. Ciò simboleggia proprio la fine della quiete e l'inizio della tempesta.Il passato tornerà nella vita di Gal, di conseguenza nella sua famiglia e degli amici Aitch e Jackie, anche quest'ultimi marito e moglie.L'ingresso in scena di Don Logan, il boss di Gal, è l'evento scatenante, soluzione che similmente sarà posta anche nel film successivo del regista, Birth, quando il bambino Sean irromperà nella vita familiare.Glazer riesce ad infondere la giusta tensione, la paura dei personaggi nei confronti di Don Logan è ben manifestata, gli sguardi di Gal, le espressioni dei personaggi, la titubanza dello stesso Gal nel far capire che non vorrebbe accettare la missione, Glazer gestisce molto bene questi aspetti.Sotto l'aspetto registico sono notevoli anche alcune trovate “visionarie” come i momenti onirici dove appare una creatura simile a Frank di Donnie Darko che simboleggia anche la rabbia latente, il passato furioso di Gal.Glazer tramite velocizzazioni e anche un montaggio più serrato in determinate circostanza riesce a dare ritmo ed anche un certo stile, ciò avviene specialmente nelle dinamiche da heist movie. Tutta la spiegazione del come si è organizzato il colpo è ottimamente ritmata con la fotografia che vira su toni blu e rossi al neon.E' interessante vedere come nonostante il film diventi proprio una sorta di heist movie, Glazer non ripercorre le dinamiche del genere, non c'è una vera e propria creazione del team, non si punta alle interazioni tra i membri del colpo, di fatto

Birth - Io sono Sean

Glazer dirige un film sull'ipocrisia e sul disfacimento della famiglia borghese. Nella prima prolungata sequenza tra la neve la macchina da presa segue Sean, il marito di Anna, tra la neve che muore all'improvviso; Glazer stacca con l'inquadratura di un neonato e da qui pone le basi per la reincarnazione.Come nel precedente film Sexy Beast, anche in Birth l'ingresso in scena di un personaggio estraneo alla famiglia sarà il punto di svolta nel film.In questo caso è proprio il bambino di nome Sean a minare la base familiare, la nuova vita di Anna con il futuro marito Johseph.Sean dice di essere il marito di Anna e da qui il film gioca se questo fatto possa davvero essere reale o meno, dunque le reazioni dei personaggi, la famiglia che entra in crisi e chi di fatto mostra come Anna sia ancora attaccata al suo defunto marito e che forse in realtà non ama Johseph ma forse è con lui solo per il suo status, per la ricchezza.Di fatto anche la scena del funerale mostra Anna, inquadrata da sola, sconvolta per la morte del marito e Glazer già qui pone un indizio, su quanto Anna pensa ancora a Sean piuttosto che al suo futuro sposo.Il film però mina anche questo amore, la scoperta dell'amante di Sean farà ancora una volta detonare tutto e di fatto sarà l'evento che farà chiarezza sulla vicenda.Un film dunque che mostra sentimenti si di amore ma dietro a delle persone che comunque nascondono qualcosa.L'estetica, la forma del film è molto elegante, c'è un ottimo utilizzo specialmente del colore verde che quando si mescola con l'atmosfera cupa, con i toni scuri, riesce a dare inquietudine e la sensazione di ansia di Anna.Quest'ultima infatti crede al bambino, crede che sia davvero suo marito e Glazer tramite primi piani prolungati,

American Fiction

American Fiction è un film sull'ipocrisia e sullo stereotipo della società americana, in particolare nel voler etichettare qualsiasi cosa specialmente in base all'etnia di provenienza.La storia di incentra nel personaggio di Theolonious, professore e scrittore, che ha problemi familiari, non ha successo nel lavoro e qui il film da subito mostra come una ragazza esce dalla sua lezione perchè infastidita per la non censura dal professore fatta alla N world riguardante un romanzo storico.Il protagonista infatti, soprannominato Monk, è semplicemente un americano, un cittadino, non crede negli stereotipi, non crede che in base all'etnia di provenienza ci si comporti in un determinato modo, ma nel suo mondo, cioè nell'arte ciò non paga.I suoi libri sono complessi e non hanno successo, in una scena andrà in biblioteca a cercare proprio i suoi scritti e li troverà nella sezione studi afro-americani anche se i suoi libri trattano di altro perciò si indispettirà di ciò.Come ripicca, per burla, scherzo, scriverà un libro sotto falso nome con tutti gli stereotipi possibili sugli afro-americani ed il libro avrà tantissimo successo.La regia di Jefferson, nella scena, inquadra Monk che scrive insieme a due personaggi immaginari del suo libro che in modo abbastanza grottesco se le danno a dire aspettano i suggerimenti di Monk e lo stesso scrittore immagina parole da clichè da far dire ai personaggi.Il tutto è una critica verso la società che da un afro-americano si aspetta un certo tipo di target, linguaggio.Jefferson contrappone la vita artistica che diventerà sempre più una farsa con i problemi della vita reale di Monk, la difficile situazione familiare, la difficoltà nell'instaurare una relazione.Nel film quasi a contrapporsi a Monk è presente la scrittrice Sintara Golden, anche quest'ultima ha origini afro-americane e scrive dei bassifondi della società; in una scena il protagonista in una convention della scrittrice la

Un film di spionaggio atipico, raffinato e coinvolgente

E' un film di spionaggio un po' atipico, a mio avviso: ha un ritmo lento con la cena nominata nel titolo (che è abbastanza fuorviante, visto che sembra quasi suggerire una rom com di spionaggio) che fa da cornice all'intera storia, raccontata con flashback che si intrecciano, visti attraverso gli occhi di personaggi diversi. Ha un'atmosfera raffinata e scene d'azione praticamente inesistenti, quindi sicuramente non piacerà a chi si aspetta un film alla Mission Impossible o 007. La storia ruota in realtà attorno ad una vicenda interna ai servizi segreti americani, con il personaggio interpretato da Chris Pyne impegnato a far luce su quanto accaduto, in un'indagine che si mescola alla sua vita privata, dal momento che la suddetta cena è un pretesto per interrogare una sua collega ma soprattutto sua ex compagna.In diverse recensioni di questo film ho letto che uno dei punti deboli della pellicola è la mancanza di alchimia tra Chris Pyne e Thandiwe Newton, ma al contrario io ho trovato che i due attori hanno dato molta umanità alla storia d'amore dei due personaggi ed anzi la loro vicenda privata mi è sembrata il punto di forza dell'intero film, molto più che la vicenda legata allo spionaggio, a tratti a mio avviso un po' forzata e meno interessante - essendo rivissuta tramite racconti e flashback, quindi con un certo distacco e meno partecipazione da parte del pubblico .

La donna che canta

Film che mostra il talento di Villenueve costruendo una storia di mistero che si intreccia tra passato e futuro, nella ricerca con una forte critica politica agli estremismi e ai nazionalismi.Già il movimento di macchina iniziale che dalla finestra che apre lo sguardo verso l'esterno va invece verso l'interno mostrando il bambino che viene rasato simboleggia una libertà negata, da una possibile apertura verso l'esterno la macchina da presa mostra la realtà in cui si ritrova il bambino e la regia andrà a mostrare il tatuaggio dei tre puntini che servono a riconoscere il bambino.La regia di Villenueve si dimostra funzionale alla narrazione anche, ad esempio, nell'atto notarile quando Simon e Jeanne vengono a sapere del testamento della madre, Nawal, dell'esistenza del loro fratello, il bambino mostrato all'inizio del film, dunque dell'inizio della ricerca.Simon e Jeanne hanno reazioni differenti, il primo è più restio mentre Jeanne vuole intraprendere il viaggio di ricerca e Villenueve li mostra distanti, l'inquadratura in esterno, usciti dall'ufficio del notaia, dove l'ambiente è predominante richiama la distanza tra i due.L'andamento del film percorre la ricerca di Jeanne e il mostrare il passato di Nawal dove si scoprirà e verrà svelato il terribile passato di quest'ultima.Gli scontro fra gli estremismi religiosi, l'impossibilità per Nawal di amare chi vorrebbe, la travagliata storia del figlio, e l'atroce e sconvolgente rivelazione di chi sia il padre di Simon e Jeanne.Ci sono momenti davvero forti e ottimamente gestiti da Villenueve, la sequenza dell'autobus che va a fuoco è visivamente potentissima oltre che terribile, non solo la singola memorabile inquadratura con Nawal in ginocchio mentre l'autobus va a fuoco, inquadratura ormai iconica, ma tutta la sequenza dunque anche la sparatoria, il tentativo di salvare la bambina il tutto è atroce e ben gestito.Il nazionalismo religioso nel film è incarnato anche dai cristiani

Commediola senza pretese ma abbastanza divertente

Non c'è molto da dire: Neri Parenti firma una commedia innocua basata tutta sulla verve comica di Enrico Brignagno. Il classico filmetto spensierato per una serata senza pretese, ma devo dire che, avendolo visto senza aspettarmi granché, l'ho trovato simpatico e tutto sommato divertente.

Giovane e bella

Questa volta Ozon ci porta in una storia di crescita e formazione personale della diciassettenne Isabelle che si prostituisce, a seguito di una prima esperienza volutamente cercata con un coetaneo per curiosità e senza sentimento. Come in un film precedente basato su due giovani maschi (Nella casa), Ozon non dà giudizi, ma indirettamente li fa dare dal contesto: la madre che non ne sapeva niente e si indigna, cercando di ricondurre la figlia sulla retta via (e tutto sommato vorrebbe tenersi il denaro), il compagno della madre (che non è il padre) che cerca di stare in equilibrio tra il giudizio morale e quello estetico sulla ragazza, un compagno di scuola che non sa e anche perciò non capisce. Verso la fine c'è anche Charlotte Rampling a impersonare la moglie dell'unico cliente che aveva con la ragazza un comportamento un po' più umano, che cerca di capire. Noi forse non capiamo del tutto, qui come sempre accade quando i giovani sfuggono alle regole. In questo senso il film lascia degli interrogativi.

L'ultima luna di settembre

La principale ragione di curiosità per questo film è certamente la Mongolia. Qui siamo in un preciso contesto di campagna, in una zona dove c'è da tagliare l'erba; anche se non è il deserto o l'arida steppa, è ugualmente un'ambientazione non usuale. Di più, c'è la difficoltà di far funzionare i cellulari e parlare con chi sta in città, la linea arriva poco e male. Il ragazzo che sa molto di come si vive lì vive con i nonni, e si appoggia ad un uomo venuto dalla città alla ricerca di una figura paterna: questo è il messaggio principale che io ho visto nel film. Come ci si può aspettare in molti film di questo tipo, la narrazione è relativamente lenta, in effetti non ci sono molte cose da dire. Però i sentimenti sono trattati con sufficiente delicatezza e verosimiglianza, e in più, come già detto, c'è qualcosa di non consueto, il panorama di un pezzo di terra lontana, in cui difficilmente noi andremo.

The Governess

Esistono altri film col titolo italiano “la governante”. In questo caso la storia è quella di una ragazza inglese, fortemente educata in un contesto ebraico, che nel 1840 trova impiego come governante di una fanciulla in una famiglia cattolica scozzese più che benestante. Impara l'arte della fotografia che allora era nei suoi primi tentativi e che le servirà nella vita: passava molto, troppo tempo col capo famiglia, che coltivava proprio la fotografia come hobby. Si può pensare cosa ne consegue, tenendo conto che in famiglia c'è anche un giovane adolescente più o meno dell'età della ragazza. Si tratta di un racconto abbastanza lineare, ma a mio parere la questione religiosa risulta fin troppo accentuata inutilmente, visto che quel che accade prescinde totalmente da ciò, ed è invece conseguente alle leggi e ai codici comportamentali dell'epoca.

Chi ha Tempo non aspetti Tempo

Il canadese Tony Elliott, dopo una serie di corti, esordisce alla regia con “ARQ”, un lungometraggio fantascientifico basato sui viaggi temporali. Girato tutto all'interno di un appartamento con protagonisti Robbie Amell e Rachael Taylor, il film si rivela essere un prodotto di buona qualità il cui fulcro narrativo ha una meccanica non così banale e scontata come possa apparire all'inizio. Il film si basa sul concetto di loop temporali (e su questo argomento i lavori si sprecano, da “Edge of Tomorrow” a “Source Code”, da “Ricomincio da capo” a “Boss Level” , da “Auguri per la tua morte” a “Timecrimes”, da “Triangle” a “Palm Springs” e si potrebbe continuare ancora) ma questa volta il meccanismo funziona con qualche piccola differenza rispetto ad altri lavori. Ci troviamo sulla Terra in un tempo indefinito (2040, 2050?) e tutto quello che lo spettatore sa è che l'aria è diventata irrespirabile (s i può uscire all'aperto solo con la maschera) e che la Torus Corporation è diventata la più grande multinazionale del mondo che cerca di risolvere la crisi energetica mondiale ma che, contemporaneamente, è combattuta (con una vera e propria guerra) dal Bloc, un gruppo di ribelli che vogliono far crollare la Torus ritenendola la vera responsabile della drammatica situazione.In questo contesto abbiamo Renton, un ex ingegnere della Torus, che ha realizzato ARQ, una macchina che è capace di produrre il moto perpetuo e che riesce a funzionare senza consumare energia esterna: questa macchina potrebbe essere l'ancora di salvezza per l'Umanità.Renton che aveva costruito ARQ nei laboratori della Torus, una volta scoperto a cosa realmente mirava l'azienda (ARQ potrebbe diventare un'arma micidiale per eliminare, una volta per tutte, il Bloc) , riuscì a trafugare il tutto e a nascondere la macchina all'interno del proprio appartamento.Insieme a Renton vive Hannah, la sua fidanzata, e

Il rosso segno della follia

Thriller-horror diretto dal grandissimo Mario Bava che come sempre crea, gestisce una messa in scena bellissima, d'impatto e che tramite soluzioni visive riesce a dare forza al film.Già dall'inizio si nota la maestria del regista, l'omicidio in treno tra la soggettiva, gli stacchi delle visioni e gli ottimi fuori campo.Bava nel film fa un ampio utilizzo del fuori campo che dona comunque sia eleganza ma anche atmosfera dato che mostra immagini distorte delle visioni di John dunque momenti onirici.La gestione della suspance, per certi aspetti, è hitchockiana, non a caso lo stesso Bava ha sempre apprezzato il regista inglese, infatti John da subito dice allo spettatore di essere un omicida, di uccidere le donne, perciò la suspance risiede proprio nel mostrare le donne attratte da John , lo spettatore sa che il protagonista le vuole uccidere mentre loro(le donne) no. Ovviamente Bava tramite tempi e messa in scena crea un' ottima atmosfera.Nei tempi già la sequenza in treno colpisce subito, è da notare proprio quanto il film dedica tempo, alimentando la tensione, al gesto di John mentre apre la cabina.Le scene, sequenze di forte carica espressiva sono molteplici, la stanza con i manichini donna vestiti da sposa, tutta la gestione, come al solito, dei tempi quando John entra nella stanza, l'inquadratura che mostra tutto lo scenario è atmosferica e successivamente l'avanzare di John verso la mannaia.Notevoli sono anche le apparizioni di Milfred, moglie di John specialmente quando indosserà il vestito scuro.L'inceneritore con quel fumo rosso all'interno lo stesso rende grandiosa la messa in scena.Tutta la sequenza della morte di Milfred, tra la soggettiva, i dettagli della mannia, il come questa viene proprio inquadratura, i riflessi che dona perchè i volti si specchieranno sull'oggetto e qui Wright cita proprio la scena nel suo Last Night in Soho.Il vestito da sposa di