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Il Traditore però non è un film strettamente sulla mafia. Il regista piacentino utilizza la figura di Buscetta come grimaldello per aprire una porta nella coscienza di un uomo nato poverissimo, poco istruito, ma dotato di grande intelligenza e carisma e consapevole di essere ormai relegato ai margini, un uomo che vede crollare tutte le certezze, un “uomo d’onore” che vede gli antichi “valori” disconosciuti. Un protagonista con cui empatizzare dunque? Dipende da chi guarda e dalla mentalità di cui parlavamo all’inizio perché Bellocchio non giudica, ma osserva come uno scienziato nel suo laboratorio. Quindi una fredda e distaccata disamina di un fenomeno storico? Nemmeno questo è completamente vero perché Favino con la sua interpretazione magnetica e con la sua mimetica versatilità non diventa, ma è Buscetta. Un film importante, scarno ed essenziale nonostante le due ore e mezza di durata, privo di quella superficialità tipica di tanto cinema italiano degli ultimi decenni. Un film da vedere.

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