Jimmy Logan (Channing Tatum) è un operaio che è stato appena licenziato perché zoppo. Divorziato dalla moglie Bobbie (Katie Holmes), l’uomo ha invece un ottimo rapporto con la figlia Sadie.
Il fratello Clyde (Adam Driver) è un reduce dall’Iraq privo di un braccio che ora fa il barista.
Per dare una svolta alle loro vite i due decidono di compiere una rapina durante la gara automobilistica Coca-Cola 600.
Per portare a termine il complicato piano coinvolgono la sorella Mellie (Riley Keough) e si rivolgono alla leggenda dei furti Joe Bang (Daniel Craig), il quale però è in carcere e che a sua volta imporrà la presenza dei suoi due fratelli.
Tutto sembra andare per il meglio sino a quando non entra in gioco l’agente FBI Sarah Garyson (Hilary Swank).
Dinanzi ad un film come Logan lucky non si può che dire bentornato Soderbergh.
Per il suo ritorno al cinema il regista americano ha deciso ancora una volta di raccontarci un complicatissimo colpo, genere nel quale ha dimostrato di essere un maestro con la serie Ocean’s (citata ironicamente anche in questa sua ultima fatica).
Logan lucky è una girandola di invenzioni che si susseguono a ritmo indiavolato tra gag strepitose che hanno strappato più volte le risate del pubblico il tutto sottolineato dall’ennesima colonna sonora perfetta ed incessante firmata dal fido David Holmes.
Quello che stupisce è la facilità con la quale Soderbergh realizza la sua ultima opera. Il nostro riesce a caratterizzare i suoi personaggi con pochissimi tratti regalandoci l’ennesima galleria di tipi bizzarri ed indimenticabili. Dal biondo platino sfoggiato da Daniel Craig ai pantaloncini stile Hazzard di Riley Keough passando per i due fratelli buzzurri ma convertitisi al cristianesimo di Joe Bang che per entrare a far parte della banda hanno bisogno di una motivazione morale.
Ne esce fuori un film che stupisce continuamente con le sue mille sorprese e che riesce a portare avanti diverse storie ognuna perfettamente descritta con uno stile inconfondibile.
Così si passa da una rapina complicatissima, con tanto di rapido montaggio finale che ci rivela come sono andate veramente le cose, alla descrizione minuziosa del mondo delle corse, riassunto in poche sequenze ricchissime di dettagli visivi.
Trovano spazio anche il classico film carcerario con tanto di fuga e rivolta quanto il ritratto di un america marginale.
E forse proprio qui sta la novità dell’ultimo film dell’autore.
In questo ottovolante divertentissimo il regista ritaglia uno spazio privilegiato per il personaggio di Jimmy interpretato come sempre magnificamente da un Channing Tatum appesantito e dolente.
Centrale è il rapporto tra Jimmy e la figlia, forse il vero cuore pulsante del film che trova il suo momento più importante nel concorso di bellezza alla quale partecipa la piccola che all’ultimo momento decide di sostituire Umbrella di Rihanna con Take me home, country roads di John Denver.
Sotto la superficie patinata e glamour dell’ennesima commedia perfetta Soderbergh stavolta rivolge il suo sguardo verso una banda di emarginati. Un disoccupato zoppo, un reduce dall’Iraq storpio, una parrucchiera di provincia, un galeotto derubato del bottino nascosto per assicurarsi una serena vecchiaia ed i suoi zotici fratelli. Un’umanità ai margini della società moderna, come dimostra il fatto che Jimmy abbia il cellulare staccato e sia assente da qualsiasi social network, che in un epoca di soldi liquidi e complicate operazioni finanziarie progettano un colpo per impossessarsi di vero denaro.
Senza dimenticare la gentilezza di questa banda che alla fine si ricorda di dare una parte del bottino anche ai personaggi che gli hanno aiutati senza neanche saperlo.
Sembra quasi di scorgere uno sguardo affettuoso da parte del regista nei confronti di questi ladri dal cuore gentile che in fondo non cercano altro che un lavoro onesto che gli permetta di stare accanto ai loro affetti più cari.
Forse dietro la patina scintillante della commedia perfetta scacciapensieri si nasconde un film “politico” che rivolge il suo sguardo verso i margini della società scoprendo lì il cuore pulsante del sogno americano e la più pura incarnazione dei suoi valori.
 

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