In superficie

In superficie viviamo la maggior parte della nostra vita.
Evitiamo di avventurarci nelle profondità del nostro cuore.
Per paura di scoprire di essere veri e di poter essere felici.
...
La casa in fondo al lago.
Grande impatto visivo, ottimo uso di luci e fotografia.
Peccato non ci fosse una storia, che poi è quello che cerco, in un film come in qualunque altra opera.
Mi terrò stretto alcune scene, alcune inquadrature, davvero riuscite, penso per esempio a lei che precipita, in quel fascio di luci rosse, tra catene e corpi morti; o a lei che attraversa lo schermo su cui venivano proiettate quelle immagini di morte, una plausibile metafora di una fuga dalla finzione. Anche il finale, devo dire, ho apprezzato. Quel suo fermarsi a pochi metri dalla superficie, dalla resurrezione, in maniera così disperata e tranciante. Tuttavia non c'è il racconto, ma solo accenni, troppo poco strutturati per restituire una storia di livello. Ma va bene pure così. Anche il rapporto tra loro due: indizi di identità senza un vero io, la mia sensazione è che ci fosse il potenziale per tirare fuori un dramma esistenziale con venature horror, quasi da thriller psicologico, incentrando il racconto sull'amore di lei per lui, le ossessioni di lui, e usare la casa in fondo al lago come allegoria delle dimore che costruiamo ma lasciamo andare alla deriva nelle profondità del nostro cuore muto.