1979, Bob Dylan pubblica Slow train coming al quale seguono Saved (1980) e Shot of love (1981), tre album che andranno a formare la cosiddetta trilogia cristiana, liquidata dalla critica musicale come un incidente di percorso e nulla più.
2017, Dylan immette sul mercato The bootleg series Vo. 13: Trouble no more 1979-1981, box di 9 cd con oltre 100 versioni inedite di pezzi del periodo, tra registrazioni live ed in studio ed altre 13 canzoni mai pubblicate prima.
Per chi non fosse avvezzo all’universo del cantautore bisogna spiegare cosa siano le Bootleg series. Trattasi di cd antologici con i quali, oramai da anni, Dylan ha deciso di far luce sul suo sterminato archivio di registrazioni inedite ripercorrendo, di fatto, la sua intera carriera.
Il volume 13 si concentra appunto proprio sul periodo della trilogia cristiana.
All’interno di questo ennesimo mastodontico progetto trova spazio anche il documentario Trouble no more di Lebeau.
Si tratta di riprese d’epoca di alcune esibizioni live del nostro (ovviamente non filmate dalla regista) alla quale l’autrice del film intervalla sermoni recitati da Michael Shannon.
Se l’obiettivo era quello di rivalutare quel controverso periodo musicale del cantautore americano, possiamo dire che queste muscolari esibizioni live ci riescono in pieno.
Dylan appare felice come raramente si è visto e come sempre stupisce la quantità di parole che riesce a sputare in ogni singolo pezzo. A dargli manforte una squadra di musicisti di primo piano. Alle tastiere siedono Spooner Oldham e Terry Young che provengono dalle fila dei Muscle Shoals, la mitica band che ha accompagnato alcune delle più importanti incisioni soul di tutti i tempi. Alla chitarra ritroviamo Fred Tackett già nei Little feat, al basso Tim Drummond fido bassista anche di Neil Young e alla batteria Jim Keltner da sempre compagno di avventure di Dylan. Ciliegina sulla torta un gruppo di affiatate coriste.
Inserito nel contesto del box l’opera di Lebeau risulterà certamente un extra non indispensabile ma sicuramente gradito.
Visto in una sala cinematografica invece risulta un film alla lunga noioso ed anche un po’ raffazzonato. Alla fine la regista di suo ci mette poco e nulla. Si limita a montare anonime riprese dell’epoca alle quali alterna dei sermoni che non si capisce bene cosa ci stiano a fare se non per allungare il brodo tra un brano e l’altro.
Per fortuna a recitarli c’è Michael Shannon che come al solito è semplicemente gigantesco.
Ma Shannon potrebbe pure recitare l’elenco del telefono e rapire comunque lo spettatore; il merito però è tutto suo e non certo della Lebeau.
 

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