Recensione di   Balkan Castevet Balkan Castevet

Bull

(Film, 2021)

Revenge movie che ha la sua forza nel mostrare la violenza, dita, braccia mozzate e altro ancora.
Il sicario Bull deve vendicarsi per quello che gli è stato fatto ed il film procede alternandosi tra passato dove tramite flashback viene mostrato ciò che è accaduto a Bull e il perchè e il presente.

Alcuni “frasi fatte” del film, come ad esempio quando Bull risponde appena tornato in città di essere stato all'inferno, avranno maggior peso e ragion d'essere visto anche il plot twist finale.
Il film d'altronde inizia con i sicari che stanno seppellendo qualcuno, il soggetto non viene inquadrato, ma l'inquadratura mostra il foco, il fumo provenire da tale soggetto che saranno ricoperti dalla terra. Dunque potenzialmente un rogo.

I flashback che mostrano il passato di Bull alimentano nello spettatore la voglia di sapere il come sia uscito vivo dal tutto dato che gli stessi suoi ex compagni di malavita non si capacitano di come Bull possa essere ancora in vita.
Il film si discosta dai film alla John Wick non solo per toni e stile, non sia per nulla di fronte ad un action coreografato, ma anche perchè Bull non ha un fisico perfetto o comunque agile anzi, è in sovrappeso e lo si vede bere molto spesso.

La regia di Paul Andre Williams punta per uno stile crudo, la violenza è mostrata, forse si poteva fare qualcosa in più sul sangue e sulla dose di splatter, molta camera a mano e nel terzo durante la resa dei conti con il suo vecchio capo la regia non disdegna di utilizzare un rallenty prolungato convincente, in una sequenza che funziona a partire da Norm, il boss del clan, che entra nella casa con Bull ad attendere in penombra dove la regia mostra il dettaglio del coltellaccio e da qui il rallenty mentre da una parte Norma spara col fucile e Bull affonda il coltello.

Da segnalare come la regia non sia però sempre perfetta, in alcune circostanze ci sono stacchi un po' “televisivi” con personaggi che avanzano verso la macchina da prima e da qui si va di taglio netto a cambiare location, soluzione un po' abusata nel film e con un resa non felicissima e volendo, specialmente nel primo atto, ci sono alcuni momenti di “pomposità” un po' vacua, come quando Bull si lascia alle spalle le giostre.
Il Luna Park è uno scenario importante per il film in quanto è dove Bull ha visto per l'ultima volta suo figlio che di fatto è il motivo scatenante di tutto, la voglia di ritrovarlo, di riprenderlo e non a caso Bull scegliere il Luna Park come metà per alcune sue mattanze.
Le giostre volendo ricordano il meraviglioso Strangers on a Train/L'altro Uomo di Hitchcock, ovviamente in Bull declinato in modo diverso ma non manca una sequenza tra il vortice delle giostra che potrebbe simboleggiare il vortice continua della violenza e l'inesorabilità della vendetta, della furia di Bull.

Il finale in chiesa riprende il concetto “mistico” di inizio film, il potenziale rogo, qui un'espressione facciale, gli occhi di Bull chiariranno tutto, il perchè è come sia ancora vivo e quella frase fatta “sono stato all'inferno” sarà molto chiara.

Lo spiegone successivo è invece eccessivo, dato che bastavano gli occhi a far comprendere tutto, il film invece dice proprio a parole cosa sia successo, ma ciò è superfluo perchè era ormai tutti lampante.

Film dunque semplice per struttura dove sicuramente i personaggi, ad esempio i vari sicari, non hanno molto da dire ne chissà quale esplorazione, ma che risulta godibile per la sua dose di violenza, per la sua crudezza con un twist finale che magari potrebbe far storcere il naso a molto ma che invece prende una declinazione horror apprezzabile, inutile invece quello sì lo spiegone finale, il film poteva chiudersi con l'inquadratura sugli occhi.