Siberia (Film, 2020)

Anno:
2020
Valutazione:
Genere:
Dramma
Durata:
92 minuti
Regia:
Abel Ferrara
Attori:
Willem Dafoe, Dounia Sichov, Simon McBurney, Cristina Chiriac

Trama:

Clint is a dead man who lives alone in a frozen tundra. However, this isolation cannot bring either evasion or peace. One night, he begins a journey where he must confront his dreams, memories, and visions, crossing the darkness into the light.
Anno:
2020
Valutazione:
Genere:
Dramma
Durata:
92 minuti
Regia:
Abel Ferrara
Attori:
Willem Dafoe, Dounia Sichov, Simon McBurney, Cristina Chiriac

Recensioni:

Recensione di Roberto Silvestri da FilmTV
Un unico pianosequenza mentale. Gli stacchi di montaggio imbastiscono una strategia di ricomposizione corpo/anima attraverso il paesaggio: cut e siamo nei ghiacciai; nel deserto; nella grotta o nel sottoscala dell’inconscio; in pieno set Tarantino; nell’horror; tra gli sciamani; negli amplessi; nelle macerie; con il padre a pescare; con la donna della vita, la resa dei conti; con la mamma di Ferrara in un doc; tra vodka e rum; con l’inuit, con l’odio razzista. Non è solo merito di Dafoe, che veste le emozioni di 50 sfumature impreviste, o di un musicista e di un operatore di subcutanea efficacia, ma arriva...
Recensione di Roberto Manassero da FilmTV
Uno dei luoghi comuni sulla percezione del cinema da parte degli spettatori e soprattutto della critica, vuole che la dannazione e il tentativo di liberarsi dei propri demoni da parte di un regista più o meno maledetto, fra tentativi d’espiazione ed elaborazione della colpa, debbano per forza condurre a film sentiti, «a cuore aperto», se non riusciti certamente sinceri. Su un tale processo creativo Abel Ferrara ci ha costruito una carriera, seguendo un percorso personale e unico ma non per questo sempre giustificabile con il ricorso al modello dell’artista maledetto che si mette a nudo sullo schermo. È perfino banale...
Recensione di Roberto Silvestri da FilmTV
Un unico pianosequenza mentale. Gli stacchi di montaggio imbastiscono una strategia di ricomposizione corpo/anima attraverso il paesaggio: cut e siamo nei ghiacciai; nel deserto; nella grotta o nel sottoscala dell’inconscio; in pieno set Tarantino; nell’horror; tra gli sciamani; negli amplessi; nelle macerie; con il padre a pescare; con la donna della vita, la resa dei conti; con la mamma di Ferrara in un doc; tra vodka e rum; con l’inuit, con l’odio razzista. Non è solo merito di Dafoe, che veste le emozioni di 50 sfumature impreviste, o di un musicista e di un operatore di subcutanea efficacia, ma arriva...
Recensione di Roberto Manassero da FilmTV
Uno dei luoghi comuni sulla percezione del cinema da parte degli spettatori e soprattutto della critica, vuole che la dannazione e il tentativo di liberarsi dei propri demoni da parte di un regista più o meno maledetto, fra tentativi d’espiazione ed elaborazione della colpa, debbano per forza condurre a film sentiti, «a cuore aperto», se non riusciti certamente sinceri. Su un tale processo creativo Abel Ferrara ci ha costruito una carriera, seguendo un percorso personale e unico ma non per questo sempre giustificabile con il ricorso al modello dell’artista maledetto che si mette a nudo sullo schermo. È perfino banale...

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