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Mare dentro è un film a tema – si parla di eutanasia – certamente ben girato, ben scritto e molto ben interpretato dal grande Bardem. Fortunatamente, il linguaggio filmico non si lascia schiavizzare dalla trama, fuggendo la didascalia con sequenze di grande valore artistico, come la soggettiva a volo d’angelo e la fatale caduta tra gli scogli. Ottimo anche il lavoro introspettivo svolto sui tre personaggi principali, Ramòn e le due donne, che pur partendo da idee differenti mettono in discussione le proprie posizioni accettando il confronto con l’altro e trovando un definitivo punto d’incontro nel doloroso finale. Peccato, però, che la stessa cura non si riscontri nei personaggi secondari, soprattutto quelli che incarnano la tesi antagonista, tagliati con l’accetta e in parte ridicolizzati come succede, per esempio, con il prete tetraplegico e il fratello bifolco del protagonista. L’impressione, alla fine, è che il film difenda i suoi principi evitando un reale contraddittorio, limite che si riflette nell’eccesso di scene apertamente strappalacrime.

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