Eppure stavolta c'avevo mezzo creduto.
Oddio, è vero che ogni 30 pareri che ricevevo su Occhiali Neri ce n'erano 20 che lo definivano "terribile", 5 "bruttino" e 5 che, in qualche modo, lo salvavano (e tra questi 5 capitavano pure alcuni che arrivavano al "bello").
Però, ecco, percepivo un mood diverso, come se Argento in qualche modo fosse tornato (quasi) ai fasti di un tempo(issimo) e che solo per colpa di questi suoi disastrosi ultimi 20 anni magari si giudicava male anche il suo ultimo lavoro.
Ecco, ora che l'ho visto posso dirlo.
No, nessun ritorno, manco minimo, all'Argento che fu.
E sì, Occhiali Neri è brutto.

Il problema - e qui giuro che non sono ironico - è che non è così brutto.
Non è un Cartaio, non è una Terza Madre, non è un Dracula.
Perchè quelli erano cult così brutti che, almeno per me, era divertentissimo vedelli, specie in compagnia.



No, qui siamo nei terreni della noia completa, di una sceneggiatura che è vicina al nulla cosmico (mentre nei 3 film scritti qua sopra c'erano almeno scritture coraggiose, disastrose ma originali) per un film che per una buona metà viaggia sui terreni della sufficienza (ma a che pro -  per un regista così grande - tornare ad 80 anni a fare un film che, se proprio vogliamo esse boni, pò esse sufficiente? Se la risposta è "l'amore per il cinema" allora va benissimo, onore Dario) dicevo, per quasi un'ora viaggia sulla sufficienza per poi, nell'ultima mezz'ora, trasformarsi in un autentico naufragio, senza un'idea, senza mezza cosa credibile, senza nemmeno un timido e magari disastroso colpo di scena per farcelo ricordare.

Occhiali neri è un film scritto troppo male. O meglio, un film che non ha un solo personaggio, una sola scena, un solo dialogo, un solo snodo narrativo che riesca ad emergere dalla normalità e dal millemila volte già visto.
Eppure il prologo con l'eclisse, bruttino ma evocativo, lasciava presagire una possibile tematica interessante - l'eclisse appunto - che invece scompare completamente dalla trama e da ogni possibile lettura (a parte l'analogia scontata di eclisse-cecità).
Ed entriamo in un film visto duemila volte in cui c'è un solo scopo, cercare di costruire qualche scena per usare Stivaletti.
E, come sempre nel cinema di Argento, c'è l'ossessione per il collo.
La prima vittima viene sgozzata, un'altra viene strangolata, un altro viene azzannato al collo dal cane, n'altra ancora, in una scena al limite del trash, veramente sconcertante e questa sì degna degli ultimi 20 anni argentiani, dicevo un'altra (non dico nemmeno chi) viene tipo strozzata da un serpentone-anguilla in una laguna che arriva nel film così, a caso, come arrivasse da un altro film.
Sempre il collo, sempre.
E, diciamocelo, a me ste ossessioni che ha un regista, sia formali che di trama, piacciono abbastanza. Vedere le sue soggettive (ne avremo una anche del cane, non nuova in Argento), sentire le sue colonne sonore (anche in questo film le solite piacevolissime argentiane), ritrovare Stivaletti e i suoi colli squarciati, ecco, non mi disturba.
Argento ha un suo marchio e delle sue fisse, nessuno vuole togliergliele.
Il problema è che se oltre questi "autorimandi" non c'è altro di interessante allora sarà sempre meglio riguardarsi, foss'anche per la 200ima volta, i suoi capolavori passati.

Ma che poi con lui uno si aspetta spesso il colpo di scena o comunque una trama interessante che, anche se con sopra un film brutto, ti tiene lì appeso.
Qui, niente.
L'assassino che ci viene rivelato subito.
Quel furgone bianco mostrato 37 volte, tanto che ad un certo punto sembrava de esse in Brivido de King.
I 20 minuti finali che uno se dice "ok, ma non pò esse solo questo dai, ce deve esse un'idea o un capovolgimento, che so, tipo scoprì che il cinesino in realtà era in combutta con l'assassino per vendicasse della morte dei genitori" e invece arrivi al finale che davvero è tutto lì, davvero non c'è un'idea, davvero oltre quello che abbiamo visto non c'è nulla.
E dispiace, dispiace tanto, sia perchè vedè un film brutto di un grandissimo è sempre triste sia perchè, a quel punto, ce se vorrebbe divertì con qualcosa de veramente indimenticabile, qualcosa di più trash e originale.
Che poi qualche scena che funziona c'è, non dico a livello narrativo ma visivo.
I due inseguimenti con l'auto ad esempio, o la Pastorelli che fugge col bimbo tra i vicoli de Roma, oppure l'incidente iniziale, o la prima mezz'ora dove un pochino l'atmosfera di "paura del killer" c'è.



Però in mezzo a tutto questo ci sono scivoloni terribili.
Come la Polizia che trova i filmati del furgone del killer, e uno fa "controllerei la targa" e l'altro "sì, vero, controllala, non si sa mai".
O Asia Argento che a una cieca glie dice "ecco, questo è il tuo bastone bianco"
O la stessa Asia che ha una t-shirt con scritto il suo ruolo nel film.
O la colf che per due volte fa finta di pulire in attesa dello sviluppo della scena.
O la terribile sequenza dei poliziotti-assistenti sociali (non ho capito che sono di preciso, ma colpa mia, ero davvero super disinteressato a quel punto), con quello maschio che sembra sotto l'effetto de cocaina, non sta fermo, agitato, salta i muri, corre di qua e di là, e poi muore come un coglione non spostandosi davanti a un furgone che arriva da 50 metri di distanza, e poi lei che boh, more per uno sportello che gli aprono addosso, e poi i due corpi che nell'inquadratura dopo sono messi in maniera completamente diversa.
La scena delle anguille non riesco manco a commentalla.
Ma a dimostrazione che Argento resta e resterà sempre uno dei più grandi in alcuni aspetti peculiari ma non certo uno capace de raccontà emozioni (fuori dalla paura) ed empatie, c'è la scena della Pastorelli e del bambino cinese, quella dove glie dice che è morta la mamma, che pò diventà la scena più cringe del 2022.
Ma poi il cane finale, cane che l'assassino aveva già addestrato e che, senza motivo (i cani non fanno questo, mai, solo quei pochissimi addestrati ad uccidere), assale e massacra lo stesso assassino (istruttore).
Mamma mia.
E la Pastorelli che, ricordiamo, NON vede la scena essendo cieca (e il cinese non le dice niente) ma capisce che sono salvi.
E il finale all'aereoporto...
E gli ultimi 20 secondi, un altro tentativo di raccontare un'emozione, che invece si rivelano dei 20 secondi finali imbarazzanti, che il film finisce e te dici "no, non pò finì così".
Boh, io c'avrei provato anche a salvallo, volevo a tutti i costi fallo, ma così non ce se riesce.
Però una cosa me la ricorderò sempre.
E' un rebus.
Sono della Pastorelli.
Sono due.
E no, non sono gli occhi

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