Loading...
Cristina è una bellissima ragazza.
La troviamo in monastero, è una suora.
Nell'incipit la vediamo però uscire quasi di nascosto, "coperta" da una delle sorelle.
Deve andare in città, ha qualcosa di molto importante da fare.
Nel viaggio di ritorno verso il monastero le succederà qualcosa di orribile.
Un ispettore indagherà. 
Quest'ispettore sembra troppo ossessionato da questo caso, sembra che per lui occuparsene vada oltre il semplice lavoro.
Film straordinario di quel cinema rumeno che ci ha ormai abituato ad una perla dietro l'altra, e ad un nuovo autore dietro l'altro.
E' molto buffo e interessante pensare che se prendiamo i due film più importanti del massimo esponente di questa scuola, Mungiu, ne abbiamo uno sull'aborto (lo stupendo "4 mesi 3 settimane 2 giorni") e uno ambientato in monastero (Oltre le colline).
E adesso mi ritrovo questo Bogdan George Apetri che fa un film che sembra perfetta crasi di quei due.
Ma Miracle è molto di più di questa buffa coincidenza, è cinema che eccelle in scrittura, che eccelle in regia, che - un pò come accade con Fahradi - riesce a raccontare storie iper realistiche immettendo dentro però piccolissimi dettagli "misteriosi" che costringono lo spettatore più attento a profonde e stimolanti analisi ed interpretazioni e a creare un'atmosfera da thriller in dei film che, presi oggettivamente, non sembrano tali,

coverlg.jpg

In più poi qua, in un finale indimenticabile che reputo tra i più belli di questi anni, c'è ancora una componente in più, forse trascendentale, forse no, che porta Miracle ad un livello sia qualitativo che interpretativo ancora più alto.
Inutile che stia qui ad elogiare gli attori, il cinema dell'est - da sempre - in questo aspetto fa scuola a tutti.
Eppure impossibile non menzionare la splendida Ioana Bugarin, in un ruolo complessissimo e sfaccettato, quello del misterioso e struggente personaggio di Cristina.
E se è vero che Miracle è sì cinema del reale (anche se, come detto sopra, quel tipo di "reale" che nasconde qualcosa che lo trascende) il livello di regia è tutt'altro che povero, anzi.
Una serie infinita di piani sequenza, dei movimenti di macchina di infinita classe, in un film che non ha una sola scena scolastica o dal sapore televisivo.
Il piano sequenza di Cristina che esce per la prima volta dal monastero (con quei colori di fuori così luminosi), il primo viaggio in macchina, tutti quelli successivi (ci sono almeno quattro long takes dentro le automobili, quasi un cinema teatro dentro auto), la doppia panoramica completa nella stazione di polizia, quella verso sinistra e poi nuovamente verso destra del primo cambio d'abito, con quel vento che forse significa più di quello che sembra.
E poi l'inquadratura madre, una delle più belle che io ricordi recentemente.

MIRACLE-STORIA-DI-DESTINI-INCROCIATI-3-scaled.jpg

Ovvero la panoramica, lentissima, dello stupro.
Usando una specie di sinestesia temporale-spaziale, potremmo definirlo uno stupro lungo 360 gradi.
Partiamo dal terribile incipit della violenza, ce ne andiamo lateralmente in maniera lentissima verso i campi (con in sottofondo sempre le urla di Cristina) per poi tornare lì, alla fine del giro completo, nell'attimo esatto in cui lo stupro ha il suo termine.
Una scena che ti uccide per quello che racconta, che ti esalta per quanto sia meravigliosa.
Ma Miracle, per me, è soprattutto cinema di vertiginosa scrittura.
Un film in cui in ogni secondo c'è un rimando. E mai urlato, mai sottolineato, solo piccoli elementi messi lì per lo spettatore che questo film vuole viverlo veramente.
Il tassista che dice a Cristina "io ti ho già visto", il vento che torna più volte (nelle due scene di cambio abito e nello stupro), i riferimenti al cantante Petrescu, il neurologo da cui Cristina scapperà via che tornerà poi nel finale (da lui sarà ricoverata in coma), l'altro dottore - di cui non avevamo saputo mai nulla - che nel finale scopriremo addetto all'autopsia della giovane,  o le pecore che tornano sempre.
E poi altri fili che solo con un'attenta analisi possiamo avvolgere insieme.
Come Cristina che dopo la rinuncia in ospedale va a cercare in stazione di polizia un certo ispettore per poi recarsi anche in un appartamento.
Ecco, quell'ispettore sarà quello che prenderà in mano il suo caso e quell'appartamento quello della sua famiglia (si riconosce la moglie).
E allora scopriamo che in questo film di destini (casuali o divini?) dove ogni personaggio torna più volte e sembra in qualche modo legato a Cristina (pensiamo anche solo ai due medici) ecco perchè quell'ispettore lo vediamo così coinvolto, così incattivito, così furioso, perchè altri non è che il padre di quel bambino che doveva nascere, che poi si decise che non sarebbe più nato, che poi si decise ancora invece di mettere al mondo e che poi non nascerà per il motivo più terribile, la morte della madre.
Ma questo è un film dove ogni minimo gesto va interpretato.
Cristina che rinuncia alla visita neurologica, che poi rinuncia all'aborto, che poi rinuncia alla risposta nella stazione di polizia, che poi rinuncia nell'appartamento, che poi decide di tornare al monastero dopo questa serie infinita di rinunce.
E, forse, alla luce del finale queste rinunce tratteggiano ancora di più un personaggio straordinario e "sovrumano"
Perchè, e questa è la mia lettura, il personaggio di Cristina (anche il nome lo richiama) è assimilabile a quella di un nuovo Cristo.
Intanto la scelta del monastero, come se ci fosse stata una "chiamata" di cui non sappiamo nulla.
Poi tutte quelle rinunce nella vita "reale" e sociale per tornare solo a quella della Fede.
Poi quel vento che accompagna le sue azioni, come se ci fosse qualcosa più grande di noi sempre intorno a lei.
Poi la scelta di non denunciare l'animale schifoso che l'ha violentata, quell'ennesima rinuncia in nome di qualcosa sicuramente più grande della comprensione umana, un perdono che va oltre ogni logica.
E poi quel sussurro nelle orecchie a Marius (scena da brividi, anche questa molto fahradiana) di cui non sappiamo nulla ma che ci dà l'idea di qualcuno che sta dicendo all'altro qualcosa riguardo il destino e quello che deve accadere.
E poi nell'infartuante finale, finale da ringraziare gli Dei del cinema, quel suo comparire nell'acqua e dare a Marius la possibilità di "tornare indietro", emendare il suo errore, un rewind che dà a Marius la possibilità di salvarsi.
Sacrificando invece sè stessa, come Cristo.
E qui non so se sia questione di religione o no (il film può essere interpretato in maniera religiosa o no, come del resto il magnifico "Lourdes" della Hausner) ma questa figura così "cristiana" della ragazza, una ragazza pronta a morire pur di salvare un uomo (l'umanità), pronta a perdonare anche l'essere più abietto (lo stupratore) è qualcosa che va comunque al di là dell'umano.

miracle-2021-miracol-bogdan-george-apetri-01.jpg

E ok, l'ultima scena può anche solo essere nell'immaginazione di Marius (per capirsi l'omicidio che commette è solo ciò che avrebbe voluto fare - e che a noi viene mostrato - ma che in realtà non ha mai fatto) ma la sensazione è che ci troviamo davanti - nel personaggio di Cristina - ad un essere umano che, religiosamente, spiritualmente o semplicemente umanamente, è migliore di tutti noi.
E quella lacrima finale (altra scena che sembra di Fahradi, è l'identico finale di un suo film) è la lacrima di chi ha donato la propria vita per quella di tutti gli altri.
La lacrima di un essere superiore destinato probabilmente a quella fine terribile in nome di qualcosa di più alto.
Sei solo un personaggio cinematografico Cristina, ma puoi comunque renderci tutti migliori.
E questo farci tornare indietro dagli errori che facciamo, darci una seconda possibilità, permetterci di cancellare l'odio, sì, è un vero e proprio miracolo.

Hai trovato qualcosa che non va? Aiutaci a migliorare!

In fondo anche Matrix non era perfetta… inviaci la tua segnalazione su info@filmamo.it. Grazie!