Recensione di   Gianluigi De Dea Gianluigi De Dea

Vagone letto per assassini

(Film, 1965)
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Ho avuto il privilegio di rivedere il film in occasione dell'ultimo Festival di Locarno, in cui è stato conferito il "Pardo" alla carriera del grande regista Costa-Gavras, con cui ho avuto anche il piacere di scambiare qualche battuta. "Vagone letto per assassini" ("Compartiment tueurs") è stato il primo film di Gavras. Nelle righe che seguono riporto alcune riflessioni del regista in un'intervista - in francese - rilasciata proprio in occasione della kermesse locarnese.

Ho avuto la fortuna di lavorare al fianco di grandi registi afferrandone i segreti del mestiere. Qualcuno era più autoritario, altri meno [...]. Poi ho incontrato Jacques Demy, il quale creava un rapporto di intimità con gli attori. Riuscii così a comprendere che il collaboratore più importante del regista è proprio l'attore; è lui che "trasferisce" la storia allo spettatore, grazie alla sua personalità e al suo talento.
Mi è stato spesso chiesto, come si "dirige" un attore. E' sbagliato, con l'attore si collabora. Mi piace paragonarlo a uno strumento musicale: ci sono attori "Stradivari" e attori "a percussione", non nel senso che vadano "picchiati" fisicamente, ma che necessitano di maggiore insistenza perché reagiscano. Ma è essenziale conoscerli a fondo e sapere che cosa sanno fare.

Mi capitò tra le mani un libro con quel titolo. A quei tempi i treni avevano gli "scompartimenti fumatori" e l'autore li aveva ribattezzati "scompartimenti uccisori" (tradotto in italiano con "vagone letto per assassini"). 
Mi misi subito a scrivere la sceneggiatura, a mano, e la inviai a un'amica che lavorava come segretaria allo studio cinematografico di Boulogne, perché la battesse a macchina. Mi inviò il dattiloscritto, ma lo fece leggere anche al direttore dello studio, il quale non perse tempo a inviarmi un telegramma, in cui mi chiedeva di incontrarlo, perché la sceneggiatura gli era piaciuta molto. Ci vedemmo e gli dissi subito che non avevo mai realizzato un film e non sapevo proprio che pesci pigliare. Lui mi rispose che si trattava di un bellissimo soggetto e che si doveva assolutamente fare.

Mi chiese subito a quali attori affidare i ruoli. Fu così che entrai in un giro per me impensabile fino a quel momento; iniziai a fare un elenco: il ruolo del giovane lo diamo a Perrin, Piccoli per l'uomo assassinato, mentre per la giovane protagonista pensai alla figlia di Simone Signoret (Catherine Allégret). Chiamai Simone (all'epoca unita a Yves Montand), che volle leggere la sceneggiatura. Mi disse che per la figlia se ne sarebbe parlato dopo la maturità; e propose sé stessa per la parte della "vecchia attrice" (definizione sua). Rimasi incredulo. Poi fu la volta di Yves Montand, che mi disse che la sceneggiatura gli era sembrata buona, e mi chiese se ci fosse un ruolo anche per lui. Lo feci scegliere e scelse. 

Il potere

Ecco, quello che mi interessa è proprio il modo in cui ciascuno di noi fa uso di questo potere. Abbiamo la libertà di raccontare, di scrivere ciò che vogliamo; ma non abbiamo la libertà di presentarlo al mondo, perché lì interviene il denaro [...]. Insomma, non esiste una libertà assoluta.

La digitalizzazione

La digitalizzazione è una rivoluzione che non ci permette più di avere una vita privata. Poi c'è il denaro, divenuto ormai l'ultima religione. Sono fenomeni che, a mio avviso, stanno danneggiando profondamente la natura umana. In particolare l'ondata ininterrotta e straripante di "immagini" tipica dei nostri tempi. Perdiamo il senso dell'essere umano [...].

Oggi possiamo vedere film sul cellulare. Una cosa assurda. Ieri sera ho visto un film su uno schermo immenso (immenso perché i fotogrammi sono immagini minuscole, che, proiettate, diventano gigantesche). Quel momento magico si perde sia quando guardiamo un film sul telefonino o in TV. Quando guardiamo la televisione siamo soli, oppure in famiglia, tra mille distrazioni, che non ne favoriscono il godimento. La magia di un film consiste nel potersi accomodare su una poltrona, con un grande schermo davanti a noi, la luce che a un certo momento si spegne, e tanti altri spettatori in sala. Ed è proprio allora, che veniamo risucchiati in un universo sconosciuto, che qualcuno ha creato per noi, con cui condividiamo una o due ore. Questa è un'esperienza formidabile.

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