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Freaks out
Un blockbuster generoso, pieno di idee e strabiliante che, purtroppo, sta raccogliendo molto meno pubblico di quanto meriterebbe.
 
Freaks out è costato circa 12 milioni di euro e per il momento gli incassi sembrano ben lontani dal fargli recuperare quella cifra.
Chi scrive è finito inconsapevolmente a vederlo in una sala veramente piccola (Sala 4 del Quattro Fontane, i romani sanno di cosa parlo); probabilmente inadeguata a quello che è un vero e proprio colossal/blockbuster, una volta tanto girato da un italiano.
Ero da solo, forse, ripeto a causa del luogo o degli altri film in programmazione nello stesso cinema, The french dispatch di Wes Anderson e l’ultimo attesissimo film di Paolo Sorrentino.
Eppure tutte queste possibili giustificazioni mi sembra non siano sufficienti a spiegare la mia solitudine per un film uscito appena un mese fa.
Ammettiamolo pure, se Freaks out fosse stato girato da un americano riempirebbe i multisala di famiglie festanti e gioiose, sarebbe, probabilmente, il film da andare a vedere tutti insieme la domenica oppure, visto che manca un mese, a Natale.
Invece arranca e viene naturale pensare che noi uno come Gabriele Mainetti non ce lo meritiamo.
A pensarci, si fa fatica persino a rendersi conto che, nel frattempo, sono passati ben sei anni dal precedente Lo chiamavano Jeeg Robot (http://www.euroroma.net/articolo.php?ID=3895&cat=ARTEESPETTACOLO).
Evidentemente quell’esordio, per realizzare il quale Mainetti aveva bussato inutilmente a praticamente tutte le porte, era una sorta di prova generale per fare il grande salto con questo film, molto più ambizioso, in ogni senso.
Freaks out è innanzitutto un perfetto film postmoderno, capace, al di là della confezione scintillante, di un discorso molto più articolato di quanto non possa sembrare.
Mainetti, come i grandi autori, muovendosi evidentemente sulla scia della premiata ditta Steven Spielberg/George Lucas, costruisce uno spettacolo che è capace di unire l’alto ed il basso; le citazioni colte e quelle pop, il cinema di genere e popolare pensato per il grande pubblico e gli ammiccamenti cinefili.
Il suo nuovo film comincia, letteralmente come una favola nel Circo Mezzapiotta.
Qui, dietro l’abile direzione di Israel (Giorgio Tirabassi), che come un vero regista agisce dietro le quinte, si esibiscono i quattro freaks del titolo.
Fulvio (Claudio Santamaria) che è completamente ricoperto di peli; il nano Mario (Giancarlo Martini) calamita umana, Cencio (Pietro Castellitto) capace di governare a suo piacimento ogni insetto ed infine Matilde (Aurora Giovinazzo) una ragazza elettrica.
Ben presto però la favola viene interrotta dalla tragica realtà di un bombardamento e la Storia irrompe sotto la forma della seconda guerra mondiale.
Mainetti riscrive un determinato periodo storico a suo piacimento facendolo diventare lo sfondo di un’avventura picaresca che ha i toni di una nuova Armata Brancaleone.
Al centro quattro disgraziati reietti che, però al tempo stesso, come viene esplicitato dai dialoghi stessi, sono modellati sui moderni supereroi, a metà strada tra i Fantastici 4 e gli X-men.
Questi antieroi per eccellenza, sulla loro strada, incontreranno altrettanti esclusi come loro.
Alcuni sono tragicamente reali, ed è il caso degli ebrei deportati la cui tragedia viene messa in scena da Mainetti con spietato realismo, senza concessione alcuna.
I vagoni piombati sono luoghi dove vengono mandati a morire donne, bambini, neonati, vecchi e uomini stipati come animali senza aria, tra puzza di feci e piscio e chi cerca di scappare, sia anche solo un bambino down viene barbaramente ucciso con una pallottola nella schiena ed i soldati tedeschi sono degli ubriaconi pronti a violentare Matilde.
Altri sono freaks come loro, è il caso di Franz (Franz Rogowski), un uomo con sei dita, rifiutato dal Reich e che sogna il suo riscatto.
Come nel suo precedente film Mainetti, anche qui, ci regala un cattivo memorabile, un poveraccio che è stato oggetto di scherno per il quale proviamo pietà e che, in preda all’etere, ha lampi dal futuro sotto forma magari di sogni dove la catastrofe si sprigiona da un cellulare in un tendone di un circo.
C’è poco da fare Freaks out è un film generoso e strabordante, magari pure troppo.
Una continua invenzione visiva dove il film storico si unisce a quello d’avventura, con sequenze oniriche fantastiche, incursioni nel genere horror.
Ed ancora il film storico e drammatico che si uniscono alle tematiche dei supereroi,il percorso doloroso di Matilde e della presa di coscienza di sé stessa e dei suoi poteri.
Per tacere della banda di partigiani, straccioni e menomati con a capo uno strepitoso Max Mazzotta che potrebbero da soli reggere un intero film.
Mainetti procede con l’acceleratore a tavoletta e inanella un’invenzione dopo l’altra che a ripensarci usciti dal cinema gira la testa.
Ci sono talmente tante idee in Freaks out che ad altri registi sarebbero bastate per una decina di film.
Mainetti invece le tira fuori tutte, una dietro l’altra in uno dei pochi film che una volta uscito dal cinema ti viene voglia di rientrare e ricominciare da capo.
Fatevi un favore a voi e al futuro del nostro cinema, andatelo a vedere.
EMILIANO BAGLIO
 
 

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