Recensione di   Emiliano Baglio Emiliano Baglio

Californie

(Film, 2021)
8

Californie
Un progetto durato 5 anni, tra finzione e cinema verità, per raccontare il percorso di maturazione e di formazione di una bambina.
 
 
“..Un giorno, durante le riprese di Butterfly, una ragazzina di nove anni aveva “incrociato” le nostre videocamere, poi era sparita. Ci aveva donato degli sguardi intensi e una scena nella quale esprimeva, con forza e determinazione il suo desiderio di diventare una campionessa di pugilato....”.
 
Californie si apre proprio con le immagini del precedente Butterfly (http://www.euroroma.net/7199/ARTE%20E%20SPETTACOLO/festa-del-cinema-di-roma-alice-nella-citt224-in-concorso-butterfly-e-in-your-hands-due-storie-di-riscatto.html) dal quale nasce.
Alessandro Cassignoli e Casey Kauffman sono rimasti rapiti dallo sguardo inquieto ed affamato di vita della bambina che compariva in quei pochi istanti.
Così hanno deciso di costruire attorno a quella bambina, Khadija Jafaari, un progetto ambizioso.
Cinque anni di riprese per seguire i cambiamenti e la maturazione della loro giovane protagonista un po’ sulla scia di Boyhood di Richard Linklater.
Tuttavia Californie non è un documentario su di Khadija ma si muove, come il precedente film, sul filo sottile che separa la realtà dalla finzione.
La storia è quella di Jamila.
Tuttavia i protagonisti sono presi dalla strada, il maestro di boxe è quel Lucio Zurlo che allenava anche Irma Testa in Butterfly, i familiari di Khadija sono i suoi veri parenti ed il resto degli attori sono palesemente non professionisti.
Il risultato è che ci si chiede sempre dove finisca la finzione e cominci la realtà, dove la sceneggiatura abbia lasciato il passo all’improvvisazione, quanto ci sia di biografico e di vero in un film che ha il sapore amaro e crudo del cinema verità.
Cassignoli e Kauffman tornano a Torre del Greco ed ancora una volta puntano il loro obiettivo su un sud Italia marginale e troppo spesso dimenticato.
Il loro nuovo progetto narra la trasformazione fisica e mentale di una bambina e lo fa letteralmente seguendola lungo l’arco di 5 anni.
Al centro il disegno di un personaggio straordinario interpretato da una giovanissima non attrice di stupefacente talento.
Attraverso cinque anni di vita Jamila, prende coscienza di sé e della sua famiglia lungo un percorso che è tanto di consapevolezza quanto di emancipazione.
Da bambina scontrosa concentrata solo sul suo desiderio di tornare nel natio Marocco, un progetto per il quale è disposta a tutto persino a causare il licenziamento della madre, la nostra piccola protagonista diverrà donna prima del tempo.
Attraverso questo percorso i due autori ci parlano dell’abbandono scolastico e dello sfruttamento minorile ma anche dei primi turbamenti amorosi di una bambina, del rapporto con la sua famiglia, del dolore causato dal distacco nei confronti di un padre costretto a tornare in Marocco, di un rapporto quasi filiale eppure al tempo stesso di sfruttamento con la parrucchiera presso la quale lavora Jamila.
Californie affronta temi duri, eppure lo fa concedendosi addirittura il lusso di alcuni momenti di straordinaria leggerezza e di battute fulminanti.
Il grande pregio è quella voglia di vivere e quell’innocenza che stanno dietro gli occhi di Jamila, ennesima bambina cresciuta troppo in fretta la cui infanzia è stata violata.
Il cinema di Cassignoli e Kauffman è un cinema di pancia, si percepisce sempre l’amore dei due registi nei confronti dei loro progetti e dei loro protagonisti.
Come la piccola Khadija Jafaari che, nella realtà, in attesa di avere la cittadinanza italiana è una campionessa di boxe.
A lei non si può che augurare ogni fortuna.
Per quanto riguarda invece Californie il suo unico difetto è che ad un certo punto finisce mentre invece ne avremmo voluto sapere e vedere ancora e di più.
EMILIAN BAGLIO
 

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