Due stagioni per tre vite

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Quando si decide di affrontare un film di Ceylan bisogna concedersi il tempo e la pazienza di vederlo perché le sue sono opere che maturano scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura senza scossoni, senza grandi svolte narrative, seguendo lo scorrere fluido della vita e delle stagioni. Sono film da sala. Sia Il regno d'inverno con una nota più filosofico/riflessiva che C'era una volta in Anatolia più narrativo seguivano questo stile. 

Racconto di due stagioni trova un equilibrio miracoloso e inaspettato tra queste due anime e permette a Ceylan di regalarci la sua opera più completa e matura. In tre ore riesce a toccare così tanti temi in modo non superficiale da lasciare a bocca aperta. Non ha paura di parlare di politica, di morale, di educazione, di diritti, di religione attraverso i suoi personaggi complessi in un paesaggio talmente ricoperto dalla neve da diventare invece monodimensionale, un carcere naturale che cerca di soffocare le velleità personali prima dei rumori. 

Sarà solo il fruscio dell'erba nel vento (il titolo originale infatti può essere tradotto come Sull'erba secca) a liberare le coscienze dei protagonisti pronti a tornare a vivere, sconfitti, piegati, ma ancora alla ricerca di quello che potrà essere un mondo diverso, non per forza migliore. 

Da un punto di vista strettamente cinematografico è difficile capire se sia più meritevole di lode la sceneggiatura così articolata e precisa nell'analizzare i personaggi e l'impercettibile ingranaggio in cui sono rinchiusi, o la regia sempre pronta a gettare un'ombra di dubbio su quello che ci mostra con un piccolo movimento di macchina o per mezzo dell'indugiare su uno stacco. Perfetto il cast anche se il premio per la miglior attrice al Festival di Cannes 2023 è chiaramente frutto delle scelte di una giuria che cerca di equilibrare il palmares. 

Un film antispettacolare, di non facile fruizione, ma che non va perso. Ceylan chiede allo spettatore di lasciarsi accompagnare nel suo film, di fidarsi e se si ha questo coraggio alla fine le tre ore e dieci della durata sembreranno poche. Nonostante la sceneggiatura non ci darà mai quelle risposte immediate che vorremmo si esce dalla sala con un senso di completezza provato poche volte. E questo è un successo.