Recensione di   Beatrice Bianchini Beatrice Bianchini

Red shoes

(Film, 2022)
9
Orizzonti extra 79
RED SHOES ( Zapatos rojos) (‘82)
di Carlos Eichelmann Kaiser
con Eustacio Ascacio, Natalia Solian
 
La violenza è una malattia, una malattia che danneggia tutti coloro che la usano, indipendentemente dalla causa
(Chris Hedges)
 
Messico, angolo sperduto e montuoso.
Artemio vive sul suo appezzamento di terra dove coltiva con difficoltà il grano. E’ anziano e provato dalla vita, non c’è l’acqua corrente e i raccolti scarseggiano.
Estremamente solitario e silenzioso ha pochi amici e un giorno riceve una lettera che brucia immediatamente nel cammino acceso.
Ha bisogno di denaro, deve intraprendere un viaggio in città per recuperare la figlia con la quale, da tempo non ha più rapporti. Un suo amico gli consiglia di chiedere al proprietario terriero per il quale lavora da 60 anni, ma Artemio già conosce la risposta. In cambio vuole il suo piccolo appezzamento di terra, ma l’anziano contadino non può’ accettare.
Racimola un po’ di denaro vendendo l’oro della moglie morta e parte per questa avventura. Arrivare in città dove tutto è grande, caotico, dispersivo e pericoloso non fa per lui.
Incontra una ragazza che lavora in strada e lo aiuta a trovare il posto dove recarsi. Ha già riconosciuto il corpo della figlia e ha ritirato la caja
che contiene gli oggetti ritrovati, si reca nella casa della ragazza e spera di riuscire a darle una degna sepoltura, per questo comprerà delle scarpe rosse da farle indossare. Ma un evento estremo cambierà i suoi piani.
Un film intensissimo, fatto volti scolpiti dalla fatica, di realtà ai limiti, dì dolori insuperabili e di incontri imprevedibili.
Dopo lunghi silenzi e drammatiche situazioni, in poco più di 10 minuti il film rivela tutto il vissuto dell’uomo che si confronta con la ragazza incontrata il primo giorno; sensi di colpa, responsabilità, violenza, alienazione, fatica e sopravvivenza li accompagnano in un viaggio imprevedibile dove il dolore non potrà avere riscatto.
Opera prima di Carlos Eichelmann Kaiser, lavora in modo intimo sulla irreversibilità degli accadimenti con un accento sulla penitenza e la condanna che la vita struttura attraverso una delicatissima riflessione individuale e crepuscolare.
Un laboratorio registico e interpretativo di sottrazione, dove gli elementi trattati e le espressioni dicono tutto senza sottolineare nulla.
Artemio è interpretato da Eustacio Ascacio, un attore non professionista di una autenticità sorprendente.
Il tema della paternità ricorre insieme ad un evento maledetto che ha cambiato le sorti del rapporto padre/figlia. Una figlia ritrovata e ancora persa, una giovane donna che il destino fa incontrare come la mitologica Arianna del labirinto per districare i percorsi biografici e psicologici incancellabili, la burocrazia fredda e distante e l’imprevedibilità di una città dispersiva e violenta.
Le luci al neon, il contrasto dei colori, le strade caotiche e il lungo corridoio dell’hotel ritraggono perfettamente la lontananza e il disagio.
Red shoes chiede silenzio, riflessione, emozione ma soprattutto capacità di osservare con attenzione una figura tragica che si trova in un non-luogo e fuori tempo sia emotivamente che geograficamente.
 
La violenza è semplice; le alternative alla violenza sono complesse. 
 

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