VENEZIA 79
ATHENA (’97)
di Romain Gavras
con Dali Benssalah, Sami Slimane, Anthony Bajon, Ouassini Embarek, Alexis Manenti
 
IT IS DIFFICULT TO FIGHT ANGER;
FOR A MAN WILL BUY
REVENGE WITH HIS SOUL
(HERACLITUS, 500 BCE)
 
Stazione di polizia, Abdel, un poliziotto di origine algerina sta cercando di trovare una mediazione tra le richieste dei fratelli e degli abitanti del quartiere e la polizia, per la morte di un ragazzino di 13 anni.
L’altro fratello Karim getta una bomba incendiaria dentro la stazione e organizza una razzia di strumenti e di armi.
Inizia una guerra civile tra il quartiere Athena e la polizia.
Ritmi incalzanti, azione, musica potentissima, nuove e vecchie generazioni, fondamentalismi, delinquenza, religioni, social, televisione.
Athena, nome inconsueto per un quartiere/banlieau, scelto da Gavras come titolo del film: la figura mitologica greca è il simbolo della  sapienza, della razionalità, ma anche delle arti e della strategia della battaglia. La dea guerriera e vergine, quando è in collera può diventare spietata.
E spietata diventa la guerra anche all’interno del quartiere, dove i palazzi altissimi in cemento sono suddivisi in zone inaccessibili come la B7 e la B9.
Qui si nascondono abitualmente armi e droga, e l’arrivo della polizia rende necessario trovare altri nascondigli.
Anche i fratelli maggiori di Idir, il tredicenne ucciso presumibilmente dalla polizia, non sono d’accordo tra loro, c’è chi cerca una mediazione, chi pensa solo al business, chi insegue la rivolta e chi patologicamente coltiva fiori mentre interiorizza odio e sete di vendetta. Intanto la zona va evacuata e le famiglie allontanate.
Occorre sequestrare un poliziotto per farsi consegnare in cambio i responsabili dell’omicidio del giovanissimo Idir.
Il ritmo del film diventa sempre più assordante e dopo la morte di Karim, Gavras riesce a conferire alla pellicola travolgente e impetuosa un andamento meno mainstream.
Prodotto di casa Netflix di grande qualità questo film, uscirà esclusivamente sulla piattaforma.
I colpi di coda della sceneggiatura sono piuttosto sorprendenti e le parole di Karim della prima parte si riveleranno un presagio: “mai credere ai social e alla tv”: le cose difficilmente sono come appaiono attraverso i media.
I temi cinematografici sulla Francia sembrano in questi ultimi anni ispirati prevalentemente da guerre civili tra marginalità e istituzioni.
Piani sequenza interminabili, ralenti, droni, puntano alla spettacolarità, mentre il divario tra le ingiustizie sociali, le mancate integrazioni, e la rabbia che cresce sono circoscritte alla pura vendetta.
La provenienza greca del regista riconduce ai temi del mito e della tragedia greca, sebbene in modo più spettacolare e meno complesso degli intrecci previsti dalla tradizione artistica.
Basterebbe rileggere I sette contro Tebe per coglierne l’abisso concettuale e strutturale dell’opera di Eschilo.
La polizia ha un solo volto quello di un ragazzo spaventato con lo smalto e due gemelle a casa; quello delle banlieue ha innumerevoli volti, tutti con lo stesso sguardo ottuso e assetato di vendetta.
Se il colpevole sono i social e il pericoloso fraintendimento e strumentalizzazione dei fatti, così sembra confermare la sceneggiatura del film, allora nessuno è colpevole e i valori di libertà, fraternità e uguaglianza tanto invocati già dal 1789, sono parole prive di qualunque significato soppiantate solo dalla superficialità di un lotta senza ragione e senza futuro.
 
 
 
 

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